Eccoci qui. Da oggi restiamo tutte a casa. Lo dicono ai Tg. Strana situazione, direi opposta rispetto al vissuto di undici anni fa. Erano le 3:32, nel pieno della notte e allora : “ Tutte/i fuori casa ! ” Era la terra, che lo gridava, scuotendo chi dormiva ancora. Strade deserte oggi ( anche se non del tutto), strade deserte allora. Io non dormivo allora e non volevo neanche uscire, non capivo se la terra ci stava solo tirando per le orecchie o voleva proprio dirci qualcosa. Un boato simile ad un OM profondo e una grossa crepa sul muro della casa, mi convinsero a uscire al più presto insieme ai miei figli. Oggi ho qualche difficoltà a dormire, ma sono sicura che la terra ci sta dicendo qualcosa.
Siamo usciti in gruppo, allora. Dopo qualche momento di buio e polvere ci siamo ritrovati con tutti gli abitanti della strada, come fantasmi, per lo più in pigiami e camicie da notte, molti scalzi. Salutavamo e abbracciavamo anche gli sconosciuti. Eravamo felici di essere VIVI. Oggi mi affaccio alla finestra e il vicino del balcone a fianco arretra di qualche centimetro. Ci salutiamo appena. In strada le persone camminano a uno o due metri di distanza e la mascherina è diventata un obbligo. Abbiamo paura di perdere la vita.
Non sapevamo dove saremmo andanti allora, ma cercavamo di stare vicini. Sappiamo di dover stare a casa oggi e cerchiamo di stare lontani. Anche se lontani scopriamo di essere tutti connessi. L’aria leggera ci collega e ci nutre. Penso che ora la terra ci stia dicendo: “Tenetemi pulita!”.
Abitudini quotidiane da abbandonare, abitudini quotidiane da reinventare. Mancanze e scoperte.
Due situazioni opposte, ma in entrambe riscopro il gusto e la cura delle piccole cose, dell’attenzione ai particolari, dell’attenzione agli esseri viventi che mi stanno vicino che siano piante, animali o persone. Sono grata della loro presenza, assaporo la vita momento per momento, respiro dopo respiro. Si può essere felici, sentirsi parti integranti di un universo in movimento, in continua trasformazione.
Spero di non dimenticare.

Foto : Paolo Mangoni