Sono una terapista della riabilitazione psichiatrica e per me questo lavoro non è stata una scelta o semplicemente una passione, ma una vocazione. Qualcosa che ha a che fare più con qualcosa di sacro, delicato, profondamente rispettoso e libero da ogni etichetta. Queste le qualità che ha per me la relazione con il paziente e la relazione in generale. Non ho mai avuto dubbi su cosa volessi fare da grande: dicevo “l’astronauta!” da bambina e quindi, seguendo un’inclinazione naturale, mi sono ritrovata a viaggiare fra le galassie dell’anima umana.

Sono nata sotto il segno dei Gemelli, un segno d’aria che ama, quindi, il movimento, l’esplorazione. Infatti, ho trascorso esattamente gli ultimi dieci anni della mia vita a muovermi periodicamente da una città all’altra così come pure da una regione geografica all’altra del Mondo. Mi sento profondamente grata per tutto questo. Ho lavorato, quindi, in diverse città e in diverse strutture del mio settore: dai reparti ospedalieri di psichiatria ai centri diurni e alle comunità, fino ad arrivare al centro dove sto svolgendo i miei ultimi giorni di lavoro.

Si trova all’interno di un piccolo ospedale, dove ho scelto di continuare ad andare anche se, a fine Febbraio, avevo deciso di concludere…Ma poi, non me la sono sentita di lasciare i pazienti e i colleghi con tutto quello che stava accadendo. E quello che stava accadendo era essere totalmente presi dalla Paura. Quella incontrollabile che senti salire su su su dalla pancia fino su su alla testa e poi esplodere facendoti perdere il contatto con ogni elemento di realtà. Al di là della paura di poter prendere io questo virus e i momenti deliranti in cui, a casa, da sola, dopo le varie docce, le pulizie, la spesa e magari un pasto, mi misuravo la febbre ogni ora. Al di là delle notti popolate da incubi, sono poi passata alla paura che potessero morire i miei famigliari, e che i miei amici non sarebbero stati mai più gli stessi a causa dell’altissimo stress che tutto ciò ci comporta. Quello che succedeva a lavoro era anche che, come ho scoperto pochi giorni fa, i colleghi si ammalavano di questo virus ma nessuno ce lo diceva…. Né a noi, né ai pazienti. Ci ho provato a controllare le vite delle persone care e lontane così come pure a inventarmi qualunque mezzo possibile per aiutare le persone sconosciute. Mi dicevo che c’era bisogno di aiuto, di sostegno e mi disperavo perché non potevo farlo. Per come sono fatta io è stato difficile accettare questa idea, ma dopo le prime settimane passate in quel modo, si è fatto pian piano spazio all’accettazione che tanto la vita di tutti noi, in realtà, è sempre appesa ad un filo molto sottile ma ce ne accorgiamo solo in questi momenti. L’unica cosa che potevo e che posso fare è mostrare, per come mi riesce, l’amore che nutro verso le persone e verso la natura intera. Non potevo e non posso aiutare tutti.  Potevo, posso fare piccole cose ma in maniera grande. E’ quasi incredibilmente successo che quelle qualità sulla relazione di cui vi dicevo all’inizio, le ho portate nella relazione con me stessa. Mi sono presa cura di me. Lo stare a casa, lo stare ferma, per me è stato un tempo ritrovato, che ti porta a contatto con il tuo Sé più puro cosi come con le Ombre più oscure e questa è una ricchezza per se stessi e quindi per gli altri. Si può, forse, raggiungere l’essenziale, andare in profondità e riconoscere il superfluo. Personalmente, ho vissuto dei momenti in cui mi sono sentita profondamente connessa con le altre persone e con la natura. Forse perché tutti, davvero tutti, ci siamo trovati fermi nella stessa situazione. E la natura, ha avuto modo di riprendersi quello spazio che tanto le mancava.  Cerco di trovare le mie ancore, per comprendere l’esistenza della sofferenza e rendere onore al sacrificio che molti hanno dato anche con la vita, per permettere lo sbocciare del lato migliore dell’umanità: quello solidale, rispettoso e attento anche del Mondo di cui è ospite. Me lo auguro dal profondo del cuore, perché un po’ ho il timore che ricominceremo a correre come matti dimenticando tutto. Al di là di tutte le ragioni politiche o economiche, per me questa è stata ed è tuttora una chiamata dettata da leggi Universali di natura, in confronto alle quali siamo piccolissimi, per poter forse riscoprire il lato compassionevole, forte e saggio dell’essere umano.  Sono ancora scossa da varie forme di paura, che a volte non c’entrano neanche niente con il virus, e quanto mi arrabbio quando sento che è lei a farmi compiere delle scelte o delle azioni! In questi giorni mi sto interrogando molto sul concetto di libertà….. Mi chiedo se sia qualcosa davvero dettata dall’esterno oppure uno stato interiore, che prescinde da tutto. Più forte di qualunque condizione esterna, che per quanto estrema, non la tange, non la scalfisce.

Mi chiedo se la libertà sia uno spazio interiore capace di accogliere tutto, non con sottomissione, ma piuttosto come un fuoco alchemico che trasforma….

Illustrazione : Giulia Rosa